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Paola Bartolacci

Paola Bartolacci nasce a Milano, e fin da bambina il padre, ingegnere e buon disegnatore, le insegna gli elementi fondamentali dell'arte del disegno. Più avanti comincia a frequentare lo studio dello zio, il pittore Umberto Belli, dal quale apprende la tecnica del colore e l'uso dei diversi materiali. Da sempre affascinata dal mondo della natura e degli animali, si laurea in Medicina Veterinaria alla Statale di Milano, senza mai abbandonare però la sua passione per la pittura e il disegno.

Negli anni '90 frequenta la Galleria Bianca Pilat. 

L'artista attraverso i suoi ritratti mette in luce vizi e debolezze umane, in suggestivo contrasto tra la natura dei soggetti ritratti, priva della benché minima ambiguità, e la raffigurazione delle sovrastrutture del nostro mondo. L'evoluzione del suo lavoro non si limita ai contenuti, ma investe anche la tecnica, sperimentando l'uso di materiali sempre diversi che diventano parte integrante delle stesse opere.

Nella ricerca di forme espressive sempre più nuove e complesse, la sua pittura ha subito continue trasformazioni, spogliandosi spesso da strutture ormai acquisite per ricercare forme stilistiche sempre nuove,  più eleganti e complesse. 

Paola Bartolacci was born in Milan, and since she was a child her father, who was an engineer and good designer, taught her the basic elements of art and design. Later on she began to attend her uncle's atelier, the painter Umberto Belli, from whom she learnt the technique of colour and the use of different materials. Always passionate about nature and the animals world, she graduated in Veterinary at Università Statale of Milan without giving up her passion for painting and drawing.

During the 90s she attended Bianca Pilat Gallery.

Through her paitings, Paola Bartolacci highlights human vices and weaknesses in striking contrast between the nature of the subjects, represented without the slightest ambiguity, and the rafiguration of humans superfluity. 

The evolution of her work is not limited to contents but also involves the development of new techniques, pioneering the use of new materials as an integral part of her works themselves.

Always looking for new and complex forms of expression, her painting has undergone a continuous tranformation, going beyond  already aquired structures to search for new stylistic forms, more elegant and sophisticated.

Dicono di lei

 

 

Per Flavio Caroli

Accompagno la mostra di Paola Bartolacci perché l’artista è tenera con gli animali e feroce con le somiglianze uomo-animale, cioè con gli uomini che vedono svelati i loro limiti e i loro vizi dall’assonanza con il muso, o il volto, di qualche “essere inferiore”. Ciò deriva da una scienza antica, antenata della Psicologia, che si chiama Fisiognomica, più precisamente dalle intuizioni di Giovan Battista della Porta (uno studioso e un alchimista) nel Cinquecento, e di Charles Le Brun (un pittore) nel Seicento. Ho studiato il tema per molti anni, e devo confessare che, col passare del tempo, le conclusioni dei due pensatori appena citati mi sembrano sempre meno viziate da determinismo, e sempre più utili per capire il mondo.

Paola Bartolacci si fa erede dei due teorici non per deduzione analitica o per speculazione filosofica. Arriva alle sue importanti conclusioni con la forza dell’emozione, e per puro istinto poetico. Che nel suo lavoro ci sia un preciso “Teatro della crudeltà”, appare evidente, con allusioni alla non remota possibilità di “bersi il cervello” o alla presenza di cuori artificiali che possono soccorrere la solitudine in mancanza di amore. Ma lì, su quel palcoscenico, fanno la loro comparsa gli animali. Rinoceronti saggi e straordinariamente paciosi. Amabili colombe tristemente imprigionate in gabbie toraciche umane, a dire che l’insidia viene sempre dalla creatura “superiore”, che si è impossessata del nostro pianeta. Eleganti, miti, incuriosite giraffe, ben più nobili delle modelle che vorrebbero imitarne la longilinea vaghezza. Splendidi cani accesi solo dall’affetto per qualcosa o per qualcuno. Volpi che convivono con una fauna ornitologica nera, mentre un lupo tranquillo accetta l’amicizia di canarini bianchissimi. E c’è anche un gatto che occhieggia da una palizzata, e non ha intenzioni maligne, ma appaga semplicemente la sua vocazione di voyeur.

Insomma, l’animalità è sana e anche affettuosa. Ciò che non va è l’uomo, che, appena può, imita goffamente quella animalità. Così- mi pare - pensa Paola Bartolacci.

 Per quel che mi riguarda, non posso che associarmi alla sua filosofia e al suo sentire….

Per Francesca Callipari

Un'artista che ama sperimentare varie tecniche. Il suo stile pittorico si concentra prevalentemente sulla raffigurazione di animali e vuole porsi come metafora sulla vita e sulle significative fragilità dell'essere umano. Una pittura che dimostra una notevole capacità introspettiva. 

Per Silvia Broggi

Si tratta in prevalenza di vivaci disegni a matita e pastello, cui fanno seguito alcune tele di piccole e medie dimensioni dipinte ad acrilico con una complessa tecnica “a zone”: l'artista individua nella figura ben definite aree di colore dai contorni netti, che poi accosta secondo le varie forme e tonalità così da creare il senso del volume e della profondità dell'immagine. Una tecnica che, con le sue stesure di colore piatto, ha diversi punti di affinità con alcuni artisti della Pop Art americana, o con maestri italiani come Valerio Adami.

 

Ben presto, però, Paola comincia ad ampliare gli orizzonti della propria ricerca.

Gli animali sono sempre il soggetto dei suoi quadri, ma non si tratta più di semplici ritratti; si trasformano in figure di suggestiva ambiguità, come il cane con gli occhi (e gli occhiali) di John Lennon e la targhetta “Imagine”, oppure diventano metafore dell'uomo, dei suoi vizi e delle sue debolezze, in un suggestivo contrasto tra la loro natura priva della benché minima ambiguità e la raffigurazione delle sovrastrutture del nostro mondo.

 

Ci sono due fattori che concorrono a rendere del tutto particolare il lavoro di Paola Bartolacci.

Il primo è la passione per gli animali che ha fatto di queste creature il soggetto elettivo della sua arte. Il secondo è il gusto instancabile per la sperimentazione che si manifesta nella ricerca di forme espressive sempre più complesse, e di tecniche e materiali sempre nuovi e diversi.

I primi lavori sono ritratti di animali raffigurati con grande precisione dei particolari anatomici, mai disgiunta però dall'attenzione agli aspetti di carattere e agli atteggiamenti che fanno dei soggetti rappresentati veri e propri “personaggi”.